ARRAMPICATA
20
MINUTI DI AVVICINAMENTO
300
SVILUPPO ARRAMPICATA
9
TIRI
1450
QUOTA MASSIMA
La Cresta dell’Uranio sale sul lato sinistro della Rocca del Visconte, proprio sopra il settore dell'omonima palestra di arrampicata di Gran Dubbione. È una salita particolare: non aspettatevi una successione continua di tiri di arrampicata, perché la cresta alterna passaggi interessanti a numerosi tratti di trasferimento.
I primi due tiri sono ben attrezzati e ricchi di spit; dal terzo tiro in poi, invece, le protezioni diventano progressivamente più rade e gli spit presenti sono piuttosto vecchi. È proprio questo carattere, unito ai tratti più facili e discontinui, a dare alla via un’impronta decisamente alpinistica.
ATTENZIONE: dopo il secondo tiro non è più possibile effettuare una ritirata in corda doppia. Una volta iniziata la salita, è quindi necessario proseguire fino all’uscita in cima.
Materiale necessario: normale da arrampicata, casco, 12 rinvii, fettucce.
ATTENZIONE: di seguito vi descriviamo una via di grado massimo 5b. Grado obbligatorio: 5a




Raggiunto il paese di Gran Dubbione, alle prime case si prende una stradina che sale a sinistra verso la Borgata Roggiera. Percorrere la strada fino a raggiungere un piccolo ponte, dove si lascia la macchina.
Attraversare il ponte e seguire la strada che costeggia il torrente. Superate le ultime case, girare a sinistra sul sentiero (cartello in legno con la scritta "ARRAMPICATA").
Giunti a un bivio, seguire il sentiero a destra (cartello in legno con indicazioni "Rocca del Visconte")
L'attacco della Cresta dell'Uranio è sul margine sinistro della Rocca del Visconte.
L1 - 5b, 30 metri. Il primo tiro è forse il più impegnativo della salita: circa 30 metri lungo lo spigolo, con difficoltà fino al 5b.
L2 - 5a, 30 metri. Si continua su placca appoggiata e lavorata, decisamente più semplice, che porta sotto un tetto. Da qui la cresta comincia a diventare più articolata.
L3-L4-L5-L6-L7. I tiri centrali alternano placche, blocchi da superare, brevi spigoli e facili tratti di trasferimento. In diversi punti è sufficiente seguire il filo della cresta, cercando di individuare di volta in volta la linea più logica.
La chiodatura si fa progressivamente più rada e non ha più nulla a che vedere con quella dei primi tiri: le protezioni sono distanziate e, in alcuni passaggi, completamente assenti. Un esempio è il termine della L7, dove non è presente una vera sosta: noi abbiamo collegato con un maillon uno spit a uno spuntone di roccia, creando così un punto di sosta.
La parte finale torna invece a essere più interessante.
L8 - 5b, 25 metri. Breve placca iniziale sprotetta (il primo spit è bello alto), poi facili e divertenti passaggi di roccia fino alla sosta (2 spit da collegare)
L9 – 5b, 25 metri. Si affronta una lama di roccia con un breve passaggio di 5b, superabile sia a destra sia a sinistra. Prestare attenzione: alcune delle lame sono instabili. Superato questo passaggio, la parete progressivamente si abbatte fino alla conclusione della via.
Sopra la sosta si supera una gobba erbosa, quindi si individua sulla sinistra un ometto che indica la direzione della discesa. Si attraversa dapprima una pietraia e successivamente si affrontano ripidi prati erbosi.
Attenzione: Il terreno è piuttosto impervio e l’erba può renderlo particolarmente scivoloso: prestare la massima attenzione, soprattutto in presenza di pioggia o neve.
Più in basso si intercetta una traccia di sentiero che attraversa più volte il torrente e permette di rientrare verso Gran Dubbione. La discesa non è particolarmente lunga (40 minuti), ma la traccia può risultare poco evidente.
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